
Cuneo-Nizza, primo giorno. La prima partenza datata 2026 del nostro ormai classico tour scialpinistico tra le Alpi Marittime italiane e francesi inizia il 27 febbraio a Borgo San Dalmazzo, presso l’Ufficio Guide Global Mountain, dove faremo ritorno dopo cinque giorni di traversata.
Caricati i bagagli, in pullmino ci spostiamo a Sant’Anna di Valdieri, dove calziamo le pelli e ci avviamo lungo la strada innevata fino a Terme di Valdieri per poi raggiungere il Rifugio Valasco, appena dissepolto dalla neve e aperto appositamente per noi. Qui ci godiamo un’ottima cena, prima del meritato riposo.
Il secondo giorno dal Rifugio Valasco, su un’ottima traccia, saliamo nella Val Morta per arrivare in circa due ore al Colletto di Valasco.
Il panorama è spettacolare: davanti a noi abbiamo tutta la Serra dell’Argentera e i quattro Laghi di Fremamorta, che attraversiamo direttamente, l’uno dopo l’altro, per arrivare al Colletto di Fremamorta. Di qui la discesa, lungo un pendio inizialmente piuttosto ripido, è entusiasmante e ci offre ancora neve polverosa sul suo versante nord.
In seguito, appena ci portiamo su versanti più assolati, la neve diventa trasformata e consente una sciata entusiasmante fino a Pian della Casa. L’ultima risalita di circa 700 metri ci porta al Rifugio Remondino, un vero nido d’aquila sulla Valle Gesso, dove veniamo accolti con grande ospitalità.
Questa seconda giornata è quella con il maggior dislivello positivo di tutto il tour: parliamo infatti di circa 1700 metri.
La mattina del terzo giorno saliamo direttamente alle spalle del rifugio e ai piedi della Cima di Nasta su un pendio piuttosto sostenuto che ci porta in circa un’ora al Lago di Nasta. Di qui ci spostiamo in direzione sud-ovest per raggiungere il Colle di Brocan e concederci una bella sciata su ottima neve che ci porta nel vallone della Cima Ghiliè, la gran classica dello scialpinismo cuneese. Sciamo fino a circa metà di questo itinerario, dopodiché ricalziamo le pelli di foca e saliamo in vetta.
Nel frattempo il cielo si chiude un po’, ma in cima abbiamo tempo di godere qualche scorcio di panorama prima che la nebbia ci avvolga e ci accompagni per tutta la discesa sul versante francese della Ghiliè, un vallone poco conosciuto dagli scalpinisti cuneesi, ma assolutamente selvaggio e molto bello da sciare. Infine raggiungiamo la nostra meta, il Refuge de la Cougurde, a margine delle pinete e sovrastato appunto dai Caïres de Cougourde, un’imponente struttura rocciosa conosciuta come il Corno Stella delle Marittime francesi.
Il quarto giorno ci inoltriamo nelle Marittime francesi, arrivando praticamente a circumnavigare la Cime du Gélas, il Monte Bianco delle Alpi Marittime.
Dal rifugio arriviamo dunque sulle sponde del Lac de Trécolpas, dove troviamo i resti di un camoscio predato dai lupi. Ci fermiamo a osservare la carcassa e a parlare di questo “incontro” con Erik, nostro compagno di viaggio e guardiaparco delle Aree Protette Alpi Marittime, che strada facendo ci dà interessanti informazioni di carattere naturalistico e ambientalistico. Dopo di che ci rimettiamo in cammino per raggiungere il Pas des Ladres dal quale ci godiamo la prima bella discesa sul versante sud-est, con la neve ammorbidita dal primo sole del mattino.
Dopo la sciata, ci godiamo una mezzora di relax su un ripiano al sole, poi, rifocillati, calziamo di nuovo le pelli e saliamo all’impervio Pas du Mont Colomb, una vera e propria forcella al di là della quale scende un canale piuttosto ripido: i primi 30-50 metri infatti raggiungono i 45 gradi di pendenza, pertanto assicuriamo tutti con una corda che abbiamo portato appositamente, quindi, calzati gli sci e indossata l’imbragatura, ci caliamo lungo questo tratto di couloir che, in realtà, è più impressionante che difficile, tanto che lo superiamo tranquillamente in sicurezza.
Dopodiché una sciata sempre sostenuta e su belle nevi ci porta alla base del lago sul quale sorge il Refuge de Nice, un nido d’aquila nel cuore delle Marittime francesi il cui gestore ci accoglie con omelette, birra, affettati, olive di sua produzione… E così festeggiamo degnamente l’ultima serata del nostro tour.
Il quinto e ultimo giorno di questa edizione della Cuneo-Nizza facciamo una variante. Saliamo al Pas de la Fous e di qui al Pas Est du Mont Clapier, sotto la vetta del Clapier, che con i suoi 3045 metri di quota costituisce il Tremila più meridionale dell’arco alpino. Di qui saliamo ancora con ramponi e piccozza su un terreno misto semplice, alla Cime Viglino, dalla quale ci godiamo il panorama che spazia dalla Costa Azzurra al Mar Ligure e alla Corsica, che possiamo quasi solo immaginare perché il Monte Cinto è avvolto dalle nuvole. Di seguito ci aspetta una superlativa sciata in un canale che scende al Lac Gelé, da dove proseguiamo verso il Refuge de Valmasque. Qui rimettiamo le pelli di foca, superando, l’uno dietro l’altro, il Lac Vert, il Lac Noir e il Lac du Basto, per completare la salita, di nuovo con i ramponi ai piedi, alla forcella della Baisse de Fontanalba.
Infine, in un quarto d’ora, saliamo alla Cime Bicknell – intitolata al naturalista inglese che a fine Ottocento documentò le incisioni rupestri del Mont Bégo – in quella che è conosciuta come la Vallée des Merveilles, la Valle delle Meraviglie, nel cuore della quale ora ci troviamo.
L’ultima sciata, lunga e interessante, quest’anno con neve in perfette condizioni, ci porta proprio a zigzagare in mezzo alle placconate di roccia su cui sono state individuate migliaia di incisioni risalenti per lo più all’Età del Bronzo. Purtroppo oggi possiamo solo immaginarle, perché la grande quantità di neve che copre questo luogo magico ci impedisce di scorgerle.
Il tratto finale di discesa si snoda lungo abetaie e lariceti molto rilassanti: l’ambiente ideale per concludere il nostro tour. Dopo di che, passando attraverso il Parco Avventura, arriviamo a Castérino, dove ci stanno aspettando i due pullmini che ci riporteranno in Italia attraverso la Valle Roya e il Tunnel di Tenda.




















