Skitrip tra Hokkaido e le Alpi di Nagano
Tra le destinazioni must del freeride globale, l’Hokkaido occupa da anni una posizione sul podio.
Conosciuto per l’eccezionale qualità della neve, per la varietà del terreno boschivo e per la particolarità del contesto culturale, è diventato meta imprescindibile per ogni sciatore alla ricerca della polvere.
Sognavamo da anni quella magica isola settentrionale del Giappone che, per ogni freerider, significa una cosa sola: neve.
Tanta neve.
Finalmente a Gennaio the dream come true!
Chi parte con me?
Matteo, Francesco, Francesca, Valentina e due Luca.
Decidiamo di effettuare uno scouting con un unico obiettivo: surfare la leggera polvere giapponese!
Un viaggio di due settimane, prima tra le montagne dell’Hokkaido e poi tra le Alpi di Nagano, nell’isola centrale di Honshu.
Uno ski trip pensato per alternare impianti e scialpinismo, freeride nei boschi e linee su pendii aperti , con un’immersione totale nella cultura e nella gastronomia nipponica.
Spoiler: missione compiuta!
E con gli interessi…
Il Gruppo
Furano – Le prime curve nella Japow
Atterrati a Sapporo, noleggiamo le auto con guida a destra: il Giappone ci mette subito alla prova!
Malgrado tutto raggiungiamo incolumi Furano, area sciistica centrale dell’Hokkaido, nota per l’accessibilità e la qualità della neve.
Le condizioni all’arrivo diventano impegnative: tempesta di neve in atto, guida a destra, lingua (l’inglese non è molto utilizzato) e cultura molto diverse.
Nonostante ciò, il contesto è da subito apparso promettente.
Il primo giorno di sci, qui a Furano, ha confermato le aspettative.
Utilizzando gli impianti e poi le pelli di foca, abbiamo risalito una cresta con cornici enormi, raggiungendo una cima secondaria con meteo in peggioramento.
In vetta nevica, ma la discesa in un vallone di betulle rade è pura magia: neve secca, intonsa, leggera come zucchero filato, facilità di navigazione e totale assenza di tracce.
Un’esperienza che ha definito da subito il tono del viaggio.
Con l’adrenalina a mille, proseguiamo fino al night skiing, con le piste illuminate anche dopo il tramonto.
Chiudiamo con un BBQ coreano, molto diffuso in Hokkaido, che ci rianima fornendoci un’ottima alternativa al classico ramen locale.
Furano
Furano Night Skiing
Asahidake – Freeride vulcanico a -22°C
Il freddo che conserva la leggenda: direzione Asahidake, il vulcano più alto di Hokkaido (2291 m).
La cabinovia singola ci permette l’avvicinamento alla parte alta del versante.
Ci troviamo con condizioni meteo estreme: il termometro segna -22°C e i forti venti rendono impossibile il raggiungimento della vetta.
Ci “accontentiamo” di alcune salite brevi con le pelli fino alle fumarole attive, punto panoramico e iconico, e poi giù in discesa per boschi larghi e ben sciabili, neve profonda e asciutta, facce che scompaiono nei face shots.
Sulla via del ritorno, Matteo e Francesco si lanciano nei salti dai paravalanghe: la quantità di neve rende possibile linee inimmaginabili in Europa!
A cena altro BBQ, che comincia a crearci dipendenza.
Poi a dormire, consapevoli di aver assistito a uno spettacolo irreale.
Fumarole attive – Asahidake
BBQ – Asahidake
Tokachi-dake – Sci, alberi e Onsen bollenti
L’ultimo giorno a Furano lo dedichiamo al free touring a Tokachi-dake, un’area vulcanica.
Si parte dal parcheggio dell’Onsen Fukiage, immerso nella neve, e si risale con le pelli tra vallette e boschi perfetti per il tree skiing.
Neve leggera, terreno ben inclinato e vegetazione distanziata hanno permesso discese rapide e fluide.
Dopo due run incredibili, ci immergiamo nell’acqua bollente di una fonte termale.
Un sogno.
Poi ci spostiamo verso Niseko, alloggiando nella Epic House.
Tokachi-dake
Tokachi-dake
Niseko – La valle proibita, il Monte Yotei e le nevicate estreme
Ogni notte 30–50 cm di nuova neve.
Niseko, la località più nota dell’Hokkaido, ci accoglie così: una white room continua.
Il comprensorio è parzialmente chiuso per eccesso di neve, visibilità nulla e vento forte.
Grazie alla consultazione di mappe GPS e a un’attenta analisi del terreno, abbiamo individuato una valle laterale remota con circa 600 m di dislivello: accesso difficile ma discesa eccezionale, nel cuore di un bosco di antiche betulle.
Ripido, tecnico, incontaminato.
Ogni curva è un’esplosione di polvere.
Giriamo tutto il giorno in loop tra discese divertenti e brevi risalite a piedi: sembriamo bambini impazziti la notte di Natale!
Niseko
Niseko
Monte Yotei – Tentativo (quasi) riuscito
Il giorno dopo il meteo concede una tregua: spunta il sole e decidiamo di tentare la salita al Monte Yotei (1898 m), stratovulcano con forma conica e per questo conosciuto come il “Fuji dell’Hokkaido”.
Partiti all’alba saliamo per ore tra betulle fitte poi, il vento e la visibilità, ci fermano a 400 metri dalla vetta.
La discesa però è strepitosa: 900 metri di manto nevoso da sogno.
Salti naturali, tratti ripidi, pillow lines e powder secca ovunque si posi lo sguardo.
Il terreno vulcanico e regolare facilita l’identificazione di linee di discesa anche in condizioni non ottimali.
Chicca della giornata: la Guida Alpina finisce con la testa nella neve dopo aver sbagliato un drop azzardato!
La cena?
Ovviamente BBQ.
Yotei
Yotei
Rusutsu – Boschi scolpiti dal ghiaccio
Ultima tappa a nord: Rusutsu dove lo Skipass è tra i più cari del Giappone, ma con una incredibile rete di impianti con seggiovie coperte e riscaldate, versanti boscosi, numerose linee ripide fuori pista e tre montagne collegate.
Il vento ha trasformato gli alberi in sculture di ghiaccio, rendendo il panorama fiabesco.
Dopo qualche run in condizioni dure, scoviamo una valle isolata, raggiunta con sci a spalle e pelli per il rientro.
Ci congediamo così da Hokkaido, con la consapevolezza di essere stati incredibilmente fortunati a sciare quella neve perfetta: un privilegio che sarà difficile dimenticare.
Ma prima di andarcene, una tappa a Otaru per un sushi da urlo.
Rusutsu
Rusutsu
Nagano – Alpi, onsen e scimmie termali
Da Sapporo abbiamo volato su Matsumoto e poi raggiunto in auto Hakuba, nel cuore delle Alpi Giapponesi.
Nel versante alpino il paesaggio cambia radicalmente: montagne più alte, meno alberi, più esposizione.
Le nevicate abbondanti generano accumuli fino a 6 metri: case sommerse e strade scavate nella neve.
Il primo giorno il meteo è al limite, ma riusciamo a strappare qualche curva.
Risaliamo con le pelli a Happo-One (zona chiusa per vento), giungendo fino a una zona riparata.
Alcune discese in bosco, poi ritirata obbligata.
Meglio cercare ristoro in un Onsen.
Uomini da una parte, donne dall’altra: tutti nudi.
Eh…il Giappone!
Nagano
Nagano
Shiga Kogen & Cortina – Il Giappone autentico e affollato
Il giorno successivo, complice il desiderio di scoprire aree meno battute, ci dirigiamo a Shiga Kogen, comprensorio piccolo e frequentato esclusivamente da giapponesi.
Scopriamo un altro Giappone, dove il freeride è sorprendentemente accessibile: piste semivuote, niente turisti e fuori pista liberi e abbondanti appena scesi dalle seggiovie.
Uno sci semplice, autentico, perfetto.
A Cortina (Hakuba), il giorno dopo, troviamo condizioni da manuale: neve profonda e alta fino ai cavi delle seggiovie, pillows, ancora linee vergini.
L’affollamento è più elevato, ma con un po’ di esplorazione si trova ancora polvere intonsa.
Nel frattempo Luca e Francesca, sazi dall’abbuffata di neve, vanno a vedere le scimmie nelle pozze termali.
Cortina
Shiga Kogen
Hakuba 47 – Freeride incredibile
Per l’ultimo giorno di sci spingiamo sull’acceleratore e scegliamo Hakuba 47, la Big Mountain giapponese, spot famoso per i suoi pendii aperti e ripidi, quasi privo di vegetazione.
Dopo un’iniziale fase di esplorazione nelle aree consentite (WARNING: l’accesso alle aree “NO GO” è strettamente controllato; lo sconfinamento può comportare il ritiro dello skipass e l’applicazione di una sanzione significativa!), si apre una finestra meteo che ci consente di accedere a una cima secondaria che si rivela pazzesca.
Quattro discese su terreno vergine, dove la neve è così profonda da inghiottire interi sciatori.
Sciando proprio su questi pendii aperti, con grande stupore della Guida Alpina, abbiamo visto quelli che sembravano veri e propri crepacci ma che in realtà, non sciando su ghiacciaio, si sono rivelate bocche di balena.
Matteo e Francesco approfittano e si lanciano in salti folli, scomparendo nel bianco della powder.
Il manto nevoso stabile e la visibilità buona incorniciano questa giornata.
Sembra Alaska, ma è Giappone.
Sensazioni?
Uniche.
Hakuba 47
Hakuba 47
Tokyo – Dalla polvere alla giungla urbana
Ultima tappa: Tokyo.
Dopo sei ore di macchina, ci godiamo dodici ore nella capitale.
Quartieri futuristici, street food, sale giochi, caffè con animali (gufi compresi).
È il contrasto perfetto alla natura selvaggia degli ultimi giorni.
Poi, purtroppo, si torna a casa.
Tokyo
Tokyo
Considerazioni finali: Japow, tra leggenda e realtà
Uno ski trip pazzesco, che ha superato ogni aspettativa.
Freeride, cultura, cibo, amici e una quantità di neve mai vista.
Il Giappone è un altro mondo: affascinante, rigido, assurdo ma generoso come pochi.
La costanza delle nevicate, la qualità del manto nevoso (freddo, secco, leggero), la varietà del terreno e la possibilità di alternare resort, backcountry e scialpinismo, fanno di questo paese una meta da inserire nel curriculum di ogni buon scialpinista.
Certo, bisogna sapersi adattare: barriere linguistiche, regole severe nei resort, clima estremo e cultura organizzativa molto diversa dalla nostra.
Ma il gioco vale la candela.
Il Giappone non è solo un paese dove nevica tanto.
È un luogo dove la neve viene venerata e dove ogni curva nella polvere è un piccolo rito.
E per chi cerca avventura, linee fuori dal comune e immersione culturale, resta una delle mete più affascinanti al mondo.
E la polvere?
Leggendaria.
Il vero Japow.
Torneremo.
Face Shot