Accoglienza Svan
Una bacinella di plastica, farina, acqua. Le mani nude mescolano con cura, mentre il formaggio locale—una sorta di primosale, più che a chilometro zero—viene sbriciolato senza troppa precisione. Sotto lo sguardo vigile di Gianni e Franco, la signora prosegue nella preparazione del Cachapuri, considerato il piatto nazionale georgiano: una focaccia ripiena di formaggio fuso, cotta direttamente sulla stufa a legna.
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
In famiglia
L’accoglienza di questa famiglia è stata eccezionale: una casa persa tra la neve ai margini del bosco, raggiunta da una strada a dir poco proibitiva, stretta tra muri di neve e intasata da vacche smagrite che invano cercano qualche filo d’erba secca persa nel paesaggio invernale.
L’insegna camping ci spinge a chiedere se ci vendono una birra per concludere in bellezza la giornata di sci: ci invitano immediatamente nella loro sala da pranzo – che funge anche da cucina – con l’immancabile altarino zeppo di icone della religione ortodossa.
Qui si avvera la magia dell’ospitalità di questo popolo: in men che non si dica ecco pronto un lauto pranzo, altro che birretta!
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
Verso l’Ushba
La giornata nel villaggio di Matzeri è iniziata con una bella pellata, che ci ha guidati lungo la salita di una pineta spettacolare.
I rami, ancora ricamati di neve fresca, incorniciano la vista maestosa dell’Ushba: 4710 metri di imponenza, che svettano sopra un dedalo di contrafforti rocciosi, solcati da canaloni nevosi e ghiacciai pensili.
Più in là, lo sguardo si perde nella vastità delle montagne caucasiche, che sembrano non avere fine.
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
La vastità del Caucaso
“Vastità” è davvero il termine che più si addice a questi luoghi.
Lo si sente spesso riecheggiare nelle chiacchiere e nei commenti, mentre i panorami si aprono davanti a noi: a perdita d’occhio, sequenze ininterrotte di vette e dorsali innevate, contrafforti sinuosi che si tuffano nelle vallate profonde, ricoperte da fitte pinete.
Qua e là, villaggi sperduti in questa natura selvaggia—tutti abitati.
Il bestiame vaga libero per le strade e i bambini, al mattino presto, attendono fuori casa un passaggio per andare a scuola.
È un modo di vivere che richiama alla memoria la vita dei nostri nonni nelle vallate alpine.
Oggi, a confronto con i comfort del mondo occidentale e lo spopolamento delle nostre valli, sembra quasi impossibile.
Eppure, qui resistono.
Uomini e animali vivono con poco, affrontano un inverno tutt’altro che clemente e aspettano la primavera con pazienza e tenacia.
La gita di oggi è stata tranquilla e panoramica, con arrivo su una vetta circondata dall’immensità del Caucaso.
Poi la discesa: dopo i primi pendii aperti, ci siamo inoltrati in un bosco di betulle rade e contorte, antiche chissà quanto.
Più in basso, di nuovo tra gli abeti, con pendenze sostenute e tronchi abbattuti che diventavano trampolini naturali per salti nella neve.
Una neve così polverosa da accogliere gli sci con dolcezza, accompagnandoli in curve sempre nuove… fino al villaggio!
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
Curve e polvere
La quantità di neve sulle montagne dello Svaneti è davvero impressionante.
Qui, quando i muri ai lati della strada raggiungono appena il metro d’altezza, la gente del posto lo definisce un “inverno secco”.
Strade ricoperte di neve e ghiaccio sono la regola che impone di viaggiare con un buon 4×4.
E poi c’è lei: la Powder, quella benedetta sostanza leggera che gli sciatori adorano per le sensazioni di leggerezza e libertà che regala.
Qui non manca mai.
Nella peggiore delle ipotesi, basta addentrarsi in una valle esposta a nord per ritrovarsi davanti a immensi pendii, spine vertiginose che dalle vette precipitano tra giochi di luce e ombra, abetaie ricolme di neve che regalano traiettorie e curve ardite sempre accolte dal morbido strato di neve.
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
Cime e misteri
Gran parte di queste cime non compare nemmeno sulle carte – ancora oggi sorprendentemente imprecise.
Le montagne dello Svaneti sono fatte di valli profonde, spesso tortuose, e al loro fondo si nascondono villaggi improbabili, dove sparuti grappoli di persone riescono incredibilmente a sopravvivere durante inverni così lunghi da far dubitare che sia davvero possibile.
Uomini e bestie se la cavano in una natura aspra, severa, che non concede tregua.
Le montagne della Georgia offrono spazi sciabili incredibili, molti dei quali avvolti in un’aura di mistero perché difficilmente raggiungibili dal fondovalle.
Ci si ritrova così in un territorio che invita a tornare, anche in altre stagioni, per capirlo meglio, per vedere se con l’arrivo della primavera sarà più facile inoltrarsi in quelle grandiose vallate dall’aspetto remoto e inaccessibile.
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Old House
L’autista mette in moto e si infila nella strada ghiacciata… si fa il segno della croce.
Beh, speriamo bene!!
In queste terre, permeate di religiosità fin dall’antichità, il gesto di segnarsi è una costante: si ripete ad ogni croce e pilone votivo lungo la strada.
In poco più di un’ora, attraversando valli profonde, colli e villaggi poverissimi, con i camini che fumano nella fredda mattinata appena iniziata, arriviamo a Ushguli.
Un luogo mitico, situato nei pressi di un colle chiuso durante l’inverno.
Appena a sud del villaggio, una vastissima conca a ferro di cavallo, circondata da vette che superano di poco i tremila metri, offre versanti esposti a nord con decine di potenziali linee da sciare.
Solo a guardarla, la fantasia e la fame di curve in Powder si perdono tra mille gobbe, dorsali, canaloni e pendii più o meno ripidi, che scendono da cime dai nomi quasi impronunciabili: Gvibari, Gorvashi, Mount Rama.
Verso nord, gli spazi si ampliano diventando enormi: alte morene si addossano a contrafforti rocciosi, tra i quali precipitano ghiacciai sospesi.
La luce del sole invade le vette dello Shkara, che con i suoi 5193 metri è la cima più alta della Georgia.
Ci infiliamo nella Old House, una graziosa guest house che, come le antiche abitazioni, si trova accanto a una torre Svan, proprio nel cuore del villaggio.
Anche qui, la gentilezza georgiana—alla quale ormai siamo abituati—è di casa e continua a stupire piacevolmente.
Bando alle chiacchiere: si parte verso una bella cima senza nome che sovrasta il villaggio.
A ogni inversione, il panorama si fa più grandioso.
La muraglia dello Shkara sbarra lo sguardo verso nord, ma ecco che l’Elbrus—il gigante del Caucaso, interamente in territorio russo—spunta in lontananza, con i suoi due crateri sommitali che raggiungono i 5600 metri.
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
Tetnuldi Ski Resort
La stazione sciistica di Tetnuldi offre spazi infiniti per il freeride e lo scialpinismo.
Con brevi pellate si raggiungono valloni nascosti, lontani dalle piste battute, che conducono a villaggi remoti come Adishi, persi in fondo a profonde valli.
Situata a circa un’ora da Mestia, Tetnuldi rappresenta una splendida occasione per “scaldare i motori”: qui ci dedichiamo soprattutto alla discesa, lasciandoci trasportare dalla neve e dal paesaggio selvaggio che ci circonda.
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Laila Peak
Il nome mi suonava familiare… forse l’avevo letto in qualche vecchia rivista o libro, chissà.
Poi, a Mestia, ne sento parlare in una birreria.
Do un’occhiata alle mappe, faccio un breve sopralluogo in auto ed eccoli là: i picchi di Laila si stagliano alti contro il cielo, sospesi sopra vastissime pinete, eleganti proprio come il loro nome.
E così, eccoci al villaggio di buon mattino.
La strada, ricoperta da almeno trenta centimetri di ghiaccio, ci lascia proprio davanti alle scuole, dove gruppetti di bambini colorati stanno arrivando.
Risaliamo la stradina che si inoltra ripida tra le case, incrociando bimbi diretti a scuola, gente che abbevera il bestiame, donne indaffarate a stendere i panni al sole.
Poi il villaggio termina, e le pinete avvolgono i ripidi versanti, offrendo una bella salita all’ombra, che solo in alto si apre su vasti e movimentati pendii, sempre sostenuti e solcati a tratti da enormi “bocche di balena”.
Gli spazi si aprono verso i picchi di Laila, e scegliamo una piccola vetta di oltre tremila metri come meta da raggiungere, disegnando una traccia elegante nel manto intonso.
Tutt’attorno, il panorama si apre a ventaglio, con spot fotografici unici: dagli Ushba, proprio di fronte a noi, al lontano Shkara, fino all’Elbrus e oltre.
Giusto il tempo di qualche scatto e poi giù di nuovo nella polvere che avvolge le ginocchia, ti solleva ad ogni curva e ti riaccoglie morbida, rilanciandoti nel prossimo quasi tuffo… fino alle pinete, fino al villaggio e alla deliziosa birretta locale, degna di un finale coi fiocchi.
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
Riassumendo
Le sciate in ambiente grandioso e vasto, con grandi pendii e infinite linee sciabili;
La neve praticamente sempre polverosa anche fino a Marzo nei versanti in ombra;
Gli Ushba costantemente sotto gli occhi (anzi sopra, ben più in alto);
L’accoglienza del popolo Svan che è pari solo alla gentilezza delle persone che qui vivono;
Le gite partono, arrivano o comunque transitano quasi sempre in villaggi popolati, offrendo la possibilità unica quanto autentica di immergersi nella realtà locale;
Gli aggettivi per definire la natura delle montagne georgiane: vaste, severe, misteriose, complesse;
Mestia: vivace cittadina popolata da sciatori di mezzo mondo;
Ushguli: villaggio isolato, talvolta irraggiungibile, punteggiato di decine di torri Svan. Una perla preziosa per scialpinisti e viaggiatori;
Tetnuldi Ski Resort: una bella possibilità per il freeeride e per le giornate di tempo incerto, unitamente alla stazioncina di Mestia, distante soli cinque minuti a piedi dalla Guest House.
Scialpinismo sulle nevi dello Svaneti
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