La Urner Haute Route è conosciuta anche come The Skier’s Route, La Traversata degli Sciatori, ed è un’avventura indimenticabile, soprattutto per chi cerca l’essenza dello scialpinismo lontano dalle piste battute. In cinque giorni, da Andermatt (punto di confluenza delle strade che conducono ai passi alpini del San Gottardo, di Furka, e dell’Oberalp) nel Canton Uri, si arriva a Engelberg, località di villeggiatura nel Cantone di Obsvald.
Noto per l’alto innevamento, questo itinerario, nel cuore delle Alpi Svizzere, offre lunghe discese su versanti nord e pendenze ideali, attraversando ghiacciai e paesaggi mutevoli.
La guida alpina Adriano Ferrero, propone il reportage e alcune immagini di questo viaggio scialpinistico edizione 2026, effettuato con un gruppo di clienti che lui stesso ha accompagnato.

Tutto come da programma… fino all’arrivo della perturbazione
La traversata scialpinistica, dal villaggio di Realp, che si trova qualche chilometro a monte di Andermatt, termina a Engelberg. Si tratta di due località sciistiche piuttosto famose: la prima soprattutto per lo sci freeride, la seconda per lo sci di pista.
L’itinerario attraversa il Canton Uri, nel cuore della Svizzera alpina, superando una serie di valli che offrono una notevole varietà geologica – e, se cambia la geologia, cambia anche la morfologia delle montagne e di conseguenza pure l’ambiente. Dunque, dalle rocce di granito e dai paesaggi che ricordano quelli del Fitz Roy, in Patagonia, si raggiunge la zona dello Sustenhorn (3503 m), con montagne di gneiss che superano i 3600 metri contornate di ghiacciai la cui morfologia ricorda quella delle Alpi Occidentali, dopo di che la parte finale del viaggio scialpinistico, dal punto di vista geologico, cambia di nuovo scenario, perché si entra in una zona di rocce calcaree, con pendii ripidi e parecchi canali.
Ma veniamo alla traversata. Il primo giorno si parte da Realp e, salendo per un breve tratto lungo la strada che conduce al Furkapass, si giunge alla Albert-Heim-Hütte (2542 m), un bellissimo rifugio moderno, gestito in maniera perfetta, dove si sta davvero molto bene. Quando siamo arrivati, superando prima una cima non troppo alta, il tempo aveva iniziato a diventare brutto. Quindi per tutto il pomeriggio ci siamo rilassati e abbiamo passato la serata a tavola consumando un’ottima cena.

La mattina seguente, quando ci siamo svegliati, nevicava, ma le previsioni davano il meteo in miglioramento. Per cui siamo partiti dal rifugio affrontando una prima discesa piuttosto tranquilla poi, raggiunto un colle, abbiamo calzato i ramponi, ci siamo messi gli sci sulle spalle e abbiamo salito un canale innevato per raggiungere la cima del Lochberg (3079 m), dopo la quale si fa una lunga sciata che porta fino al Göscheneralpsee, bacino artificiale costruito nel 1960 e utilizzato dalla centrale elettrica di Göschenen.
Di qui, con un’ultima risalita, in parte leggermente tecnica, si arriva a un piccolo rifugio vecchio stile, per alpinisti che non badano troppo al comfort, gestito da due ragazze molto gentili e “operative”: la Chelenalphütte (2350 m).

Il terzo giorno si affronta subito una parte tecnica: calzati i ramponi e impugnata la piccozza a già partire dal rifugio, si sale un primo tratto molto ripido in una sorta di canale, per poi proseguire più dolcemente fino alla Sustenlimi, una sella oltrepassata la quale si procede in salita su ghiacciaio per raggiungere quella che è “la vetta” dell’intero tour, il Sustenhorn. Di qui si fa una lunghissima sciata lungo lo Steingletscher per arrivare al Berghotel Steingletscher, a circa 1860 metri di quota, dopo essersi goduti una sciita di 1500 metri di dislivello, prima su ghiacciaio, poi sulla parte morenica, sempre su neve farinosa.

Il nostro viaggio prevedeva altri due giorni di traversata, ma l’arrivo di una forte perturbazione ci ha costretto ad arrenderci. Perciò, la mattina del quarto giorno, anziché salire al Fünffingerstöck, in mezzo alla bufera abbiamo dovuto risalire per circa 300 metri, superare il Susten Pass, un passo stradale che in estate è aperto al traffico automobilistico, e scendere nella valle sul versante opposto, dove con una lunga sciata e poi in autostop siamo arrivati poi a Wassen, villaggio a pochi chilometri da Andermatt.
Da qui abbiamo preso un taxi per raggiungere Engelberg e poi rientrare in Italia in pullmino.
